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The information below has been extracted from the original Italian article contained in the 1939 Edition of the "Guida Generale Degli Italiani In Gran Bretagna". An English translation has been provided below the transcription. Please inform the Webmaster of any translation errors.

DE MEO, ITALO

Figura caratteristica d'italiano che, dopo aver temprato il suo carattere nella Guerra Italo-Turca, meritandosi una medaglia d'argento al valore, e dopo aver anche partecipato alla Grande Guerra, emigrò in cerca di fortuna, privo di mezzi ma ricco di energie e d'intraprendenza.

Fu prima a New York, dove fece un pò di tutto dall'impiegato ferroviario al muratore, e perfino riuscì a svolgere opera redazionale in un giornale italo-americano.

Tornato in Italia nel 1920, tormentato dal nostalgico desiderio di rivedere il suo Paese, Formia, vi rimase solo pochi mesi poichè emigrò nuovamente a Buenos Ayres, dove da fabbricante di sapone passò a fare il viaggiatore di commercio; si trasferì quindi nel Cile dove seppe farsi tanta strada fino ad arrivare ad essere ospite d'onore della Camera dei Deputati Cilena. Seguendo il suo impulso di tornare in Patria ogni qual volta i suoi risparmi glielo permettevano, nel 1924 ritornava a Formia, ma solo per poco tempo perchè emigrò nuovamente a Nuova York, e da Nuova York a San Francisco, dove egli diede prova della tipica italianità del suo ingegno poichè, senza alcuna preparazione musicale, riuscì nel breve corso di pochi mesi a diventare un esperto nel commercio dei pianoforti sino al punto da essere nominato Direttore del dipartimento italiano e spagnolo della grande Ditta Baldwin Piano Co.; guadagnandosi una discreta fortuna.

Insofferente della stabilità anche nel guadagno abbandonò quel suo impiego e passò nel Messico, e di li a Cuba, fino a quando volle tornare in Europa per conoscere nuove Capitali e nuovi ambienti. Berlino, Parigi, Londra sono campi di esplorazione che egli volle assaggiare in tutti i sensi, poichè dal commercio dei vini, passò a quello dell'organizzazione di Cabaret, e di Clubs come quello che egli fondò in Londra a Chelsea, sotto il nome di Chelsea Barn Club. Questo Club ebbe un grande successo, poichè il De Meo, incredulo a sè stesso che dovesse poi stabilirsi nella capitale londinese, volle esperimentare in quel Club qualche cosa di nuovo per questo paese e non mancò di renderlo il più vivace possibile con le più belle attrazioni. Le simpatie che seppe qui acquistarsi lo convinsero che Londra era per lui la Città dove in definitiva poteva fermarsi più a lungo per consolidare la sua posizione economica.

Chiuse quindi il Barn Club, che aveva un carattere provvisorio, ed apri, pure in Chelsea, il PHEASANTRY CLUB trasformando un sotterraneo in uno dei più caratteristici ed attraenti locali tipo parigino. La maggior parte delle decorazioni interne furono eseguite da lui stesso, ed al principio egli faceva anche il cuoco ed il cameriere, emulando le qualità del nostro indimenticabile Fregoli. Oggi il Club, non solo ha un servizio più che mai efficente, ma può contare tra la sua clientela le migliori personalità del mondo artistico, finanziario e commerciale di Londra.

Anima e vita del Club è il De Meo, che gli inglesi amano chiamare coll'appellativo di "René". È lui che troviamo colà, la sera, trionfare sul palcoscenico del suo bar, a volte camuffato con degli improvvisati abbigliamenti, indirizzando ai clienti epitomi in tutte le lingue, senza che essi lontanamente se ne abbiano a male ma anzi eccitando in loro le più matte risate. Sempre intercalando, al momento opportuno, il nome delle più belle località della nostra Patria, prima fra tutte la sua indimenticabile Formia, nonché il rinomato vino "Falerno Wine"; compiendo cosi opera italianissima e risvegliando il desiderio nei suoi ammiratori di conoscere quel paese da lui tanto decantato e che "si bel frutti più che gli altri adduce".

L'opera di cui Italo De Meo si sente più fiero, e della quale usa sempre parlare quando è con i suoi amici e con i soci del suo Club, è il Grand'Albergo del Fagiano che egli, coi risparmi che costantemente invia in Italia, sta costruendo sulla spiaggia di Formia con criteri tutti suoi proprii che mirano a costituire colà un centro turistico di attrazione specie per la clientela inglese. Già i giornali italiani hanno illustrato questa nobile iniziativa, mettendo in risalto la figura di questo lavoratore che ha saputo, col suo tenace lavoro in terra straniera, racimolare a poco a poco una fortuna investendola interamente nel suo paese natio. Figura nobile di Italiano che, attraverso una molteplicità di avventure e di una vita multiforme, ha saputo, superando ogni ostacolo, crearsi una fortuna col solo miraggio di potersela un giorno godere in Patria.

Italo De Meo non è solo l'esempio tipico dell'emigrante del passato, ma anche dell'italiano nuovo di oggi. Egli nei tempi che furono, quale figlio del popolo, ansioso della sorte dei lavoratori, partecipò a movimenti sociali che furono poi superati dal Fascismo. Oggi ha egli ritrovato nell'Italia di Mussolini, l'Italia che aveva sempre sognato e cioè forte internazionalmente e giusta socialmente nella difesa dei veri interessi della classe lavoratice.

Translation

A characteristic figure of an Italian who, after having tempered his character in the Italo-Turkish War, earning a silver medal for valour, and having also participated in the Great War, he emigrated in search of fortune, lacking means but rich in energy and resourcefulness.

He went first to New York, where he worked at a little bit of everything from rail employee to brick-layer, and even managed to carry out editorial work in an Italian-American newspaper.

Back in Italy in 1920, tormented by a nostalgic desire to revisit his home town, Formia, he remained there only a few months before emigrating to Buenos Aires, where he worked as a business traveler for a soap manufacturer; he then moved to Chile where he was able to get on a long way until he became the guest of honor of the Chilean Chamber of Deputies. Following his impulse to return home whenever his savings allowed him, in 1924 returned to Formia, but only for a short time why he emigrated again to New York, and from New York to San Francisco, where he gave evidence of the typical Italian style of his ingenuity as, without any musical preparation, he managed in the course of a few short months to become an expert in the trade of pianos up to the point of being appointed Director of the Italian and Spanish Department the large firm Baldwin Piano Co., earning a discrete fortune.

Impatient of stability even in earnings he abandoned his employment and went to Mexico, and from there to Cuba, until he wanted to return to Europe to explore new capitals and new environments. Berlin, Paris, London were fields of exploration that he wanted to taste in all senses, therefore in the wine trade, he joined the Organization of Clubs and Cabarets, like the one he founded in London at Chelsea, under the name Chelsea Barn Club. This Club was a great success, as De Meo, incredulous of himself that he was able then to settle down in London the capital, wanted to experience in that Club something new to this country and did not fail to make it as lively as possible with the finest attractions. The liking that he was able to acquire here convinced him that London was for him the city ultimately where he could stop longer to consolidate his economic position.

He then closed the Barn Club, which had a provisional character and opened, also in Chelsea, the PHEASANTRY CLUB transformed a cellar in one of the most characteristic and attractive premises in the Parisian style. Most of the interior decorations were made by himself, and at the beginning he was also the cook and waiter, emulating the quality of our unforgettable Fregoli. Today the Club has not only a more efficient service, but it can count among its clients the best personalities of the artistic, financial and commercial world in London.

De Meo is the life and soul of the Club, the British like to call him with the name of "René". It's him that we find there in the evening, triumphing on the stage of his bars, sometimes disguised in improvised clothing, addressing the customers with epitomes in all languages without them taking offence and moving away but rather exciting in them the maddest laughter. Always inserting, at the appropriate time, the name of the most beautiful places in our country, first of all his unforgettable Formia and the famous wine "Falerno Wine"; so carrying out the very Italian work and awakening the desire in his admirers to know the country that he extols and that "is beautiful fruit more than the others makes".

The work of which Italo De Meo feels more proud, and of which he always uses to talk of when he's with his friends and members of his Club, is the Pheasant Grand Hotel that he, with savings that constantly sent to Italy, is building on the beach at Formia with standards all of own aiming to establish there a tourist attraction centre especially for English. Italian newspapers have already shown this noble initiative, highlighting the figure of this worker who knew, with his tenacious work on foreign soil, how to scrape together little by little a fortune investing it entirely in his native country. A noble Italian figure who, through a variety of adventures and a multi-faceted life, knew, overcoming every obstacle, how to make a fortune with only the mirage of one day he would enjoy it in the homeland.

Italo De Meo is not just the typical emigrant of the past, but also of a new Italian of today. He in times gone by, as son of the people, anxious of the fate of the workers, participated in the social movements which were then overtaken by fascism. Today he found in Mussolini's Italy, the Italy that he had always dreamed of and that is internationally strong and socially fair in the defence of the real interests of the working class.